
Giorgio Zamboni, l'energia di acqua, sole e vento
Chiamatelo atleta o chiamatelo marinaio, di fatto Giorgio Zamboni è un equilibrista tra gli elementi. In particolare, i suoi prediletti sono l'Acqua e l'Aria. Il Fuoco, quello è nel cuore. E la Terra… si tocca quando si scende da Assterisco, scafo elegante e veloce di nove metri e novanta, con cui Giorgio ha appena fatto poker, conquistando il quarto titolo nel campionato italiano di vela della classe Asso 99.
D - Era già successo nel 2005, nel 2006 e anche nel 2008. E ai primi di giugno di quest'anno a Malcesine avete riconfermato l'oro italiano. Qual è il segreto?
E permettimi di aggiungere che nel 2007 siamo arrivati secondi e abbiamo vinto quattro volte consecutive anche il Trofeo Gorla… Probabilmente il segreto è il gruppo, il mio equipaggio. Come si dice, “cavallo che vince non si cambia”, e noi infatti siamo gli stessi sei da cinque anni. Si sa. L'affiatamento in questo sport è davvero fondamentale. Senza contare che lo skipper della mia barca, Pierluigi Omboni, è un vero campione, che a inizio 2009 con i velisti non vedenti ha vinto anche il Campionato del Mondo di categoria in Nuova Zelanda, nel ruolo di istruttore-accompagnatore.
D - Tu sei il proprietario di questo purosangue dell'acqua e del vento che è Assterisco, un'imbarcazione difficile da gestire…
Sì è un Asso 99, indubbiamente è una delle barche più atletiche e veloci… Sei sempre al lavoro fuori bordo. Non è facile. Per questo mi alleno in Europa Sporting Club.. E io che pensavo che la vela fosse uno sport per vecchietti!
D - La vela uno sport per vecchietti?
Sì. Io sono sempre stato uno sportivo. Sono stato calciatore nei ragazzi del Brescia fino ai 15 anni, ho fatto tre maratone di New York… la vela mi sembrava uno sport molto rilassante e che non richiede particolare fatica. Poi un'amica e grandissima velista mi ha fatto conoscere questo mondo e devo dire che mi sono dovuto ricredere. Servono resistenza, riflessi, forza fisica più che mai in questo sport.
D - Quindi il tuo allenamento in Europa Sporting Club è finalizzato a questo sport?
Sì. In vela devi avere una riserva di forza, soprattutto, nelle braccia continua. Non puoi permetterti di riprendere le forze durante una gara o una manovra. Di conseguenza faccio allenamenti molto rapidi, senza pausa di defaticamento tra l'uno e l'altro e con molto bilancere.
D - Ma in vela non ci si rilassa mai?
In gara no. L'adrenalina e la voglia di vincere rendono spesso tesi e scontrosi, anche tra di noi dell'equipaggio. Poi… a fine gara siamo tutti a mangiare, bere e ridere insieme. Un po' come il terzo tempo del rugby. Ma il vero relax in barca lo trovi quando esci solo per il gusto di goderti il sole, le onde, il vento… Allora ti riappacifichi con il mondo e scopri quanto è immenso e bello.
D - Peccato che non tutti hanno l'occasione per provare.
È più facile di quanto non si creda. Anche perché il bisogno di reclutare nuove persone per le nuove imbarcazioni è alto. Per esempio noi al Circolo di Vela di Gargnano ogni anno organizziano l'Asso Day, una giornata in cui portiamo fuori la gente che vuole provare per la prima volta la vela… E poi facciamo molti progetti con i bambini malati di leucemia, perché la vela offre loro un enorme beneficio.
D - In che senso?
Sembra che la vela permetta di trovarsi al centro di un turbinio di energie vitali: l'acqua, il vento, il sole, il rumore delle onde… Credo che, insieme con la musica, sia una delle situazioni che trasmettono più voglia di vivere e più forza che io conosca.