Diego Marini, una Marcialonga come la passione di una vita
In Europa Sporting Club un quadro Diego Marini lo avrebbe meritato anche solo per la fedeltà e la storicità della sua figura nel centro. Ma quando uno l'agonismo ce l'ha nel sangue il posto tra i Magnifici di Europa Sporting Club lo vuoi ottenere in un'altro modo. E non perché dai primi Anni Novanta sei nel centro come istruttore, prima di nuoto, poi di ginnastica in acqua, poi di spinning, quando è nata questa disciplina, per arrivare all'idrobike. Senza dimenticare l'impegno, notevole, di allenatore dei triathleti della squadra Europa Sporting Club per quanto riguarda la disciplina del nuoto.
Così Diego la sua cornice se l'è conquistata non con una, ma con ben otto Marcialonga. L'ultima è stata quella che a fine gennaio 2009 lo ha visto protagonista di questo evento mondiale che, dal 1971, impegna i giganti dello sci di fondo sulle nevi di Fiemme e Fassa (Trento).
Con i suoi settanta chilometri di tecnica classica sicuramente si tratta del top delle gare di sci di fondo, inserita nel circuito mondiale.
D - Per te non è la prima Marcialonga… Quindi ormai hai superato la fase iniziale delle emozioni?
No, direi di no. È l'ottava, ma l'emozione con cui uno fa la Marcialonga è sempre la stessa. Stai facendo una gara storica e d'interesse mondiale. Uno non si abitua a certe cose. E per fortuna! E poi, soprattutto, sei uno dei pochi italiani tra le migliaia di atleti scandinavi e nordici in generale che ti circondano. La Marcialonga la monopolizzano da sempre loro, che con la neve hanno una confidenza innata e… geografica.
D- Non sembra che tu ne abbia meno confidenza di loro con la neve.
In realtà il mio elemento in origine è stato l'acqua. Ero sempre un fondista, ma di nuoto! Lo sono stato sin da bambino e poi mi sono dato all'agonismo a livello nazionale. Il passaggio successivo è stato la pallanuoto, sempre a livello professionale.
D - Dall'acqua allo stato liquido alla neve… Com'è avvenuto il passaggio?
Avevo una malga in Trentino. È “colpa sua” se la montagna mi ha conquistato e l'alpinismo è diventato un richiamo irresistibile, tanto da seguirlo fino in Sudamerica, dove mi sono cimentato con le cime più importanti. Vivevo di spedizioni che duravano anche 5 settimane.
D- E poi cos'è successo?
Semplicemente mi sono sposato e, giustamente, quando fai una scelta del genere, la vita “estrema” non è più possibile, non fino a quei livelli. Un giorno poi, in Europa Sporting Club, ho conosciuto un grande atleta, ma soprattutto, un grande amico, Mauro Ciarrocchi, che mi ha fatto conoscere il circuito Ironman. Ho cominciato ad allenarmi con lui e da lì… beh la storia la sappiamo!
D - Sicuramente non potevi adeguarti a una vita sedentaria.
No. Lo sport, la fatica,il sudore e l'allenamento fanno parte della mia vita. Ne ho un bisogno fisico irrinunciabile. Mi alleno tutti i giorni, due volte al giorno, qui in Europa Sporting Club: in pausa pranzo e la sera. Semmai quello che è cambiata è la percezione dell'agonismo.
D - In che senso?
Mi accorgo che mi interessa sempre meno la competizione, il risultato. Sto invece imparando ad apprezzare sempre più la passione vera, quella che mi spinge, ogni giorno di più, a sfidare me stesso.