Mauro Cinelli, un manubrio da Parigi-Roubaix
Arrivare! Questo il vero traguardo per un atleta che decide di affrontare una gara come la Parigi-Roubaix. Non è la classifica che conta, è il fatto di entrare nel velodromo, guardare il traguardo e sentire che tutta quella gente che ti incita e ti applaude è lì per te. È sentirsi grandi per un giorno, capire che hai fatto qualcosa di davvero importante! Perché la Parigi-Roubaix è una gara con te stesso, non contro gli altri.
A parlare è Mauro Cinelli, 50 anni (e non dimostrarli!), con l'entusiasmo e gli occhi grandi e accesi, quelli inconfondibili della passione. È uno dei Magnifici di Europa Sporting Club, membro della squadra di ciclismo del centro e che nel quadro a lui dedicato ha lasciato il manubrio della sua bici. Lo stesso manubrio stretto per oltre 250 lunghi chilometri, di cui più di 50 soffrendo sul famoso pavé che è valso a questa corsa mitica il soprannome di “Inferno del Nord”.
D - Perché uno decide di fare una gara del genere. Cosa ti ha spinto?
All'inizio, come sempre, si parte da un sogno. Per uno che fa il ciclista, anche se non di professione da quindici anni, quello è uno dei traguardi più importanti, il coronamento di una passione. Nel 2008 la corsa si svolgeva l'8 giugno, il giorno del mio 49esimo compleanno. L'ho preso come un segno del destino.
D - Come ti sei preparato a questa sfida?
La decisione l'ho presa a gennaio e, da lì, ho cominciato un allenamento costante e graduale, che prevedeva momenti di lavoro in Europa Sporting Club e momenti di corsa su strada in cui, per simulare, anche se solo lontanamente, il pavé della Parigi-Roubaix siamo andati a cercarci alcuni punti caratterizzati da un particolare lastricato. Ci sono 100 metri a Rodengo Saiano, 100 a Prevalle… e io continuavo a farmeli avanti e indietro.
D - Che tipo di lavoro svolgevi in Europa Sporting Club?
Cinelli sorride. Cosa dire? Qui gioco in casa! In Europa Sporting Club sono istruttore di spinning, una disciplina che usa la bike stazionaria e che ho scoperto tempo fa come ottimo allenamento invernale.
D - E i momenti di scoraggiamento? Quelli in cui pensi di gettare la spugna?
Non ci sono stati. Quando scegli di fare un'impresa di questo tipo non te li puoi permettere: non ce la faresti più. Anzi, ogni giorno che passava il sogno diventava sempre più concreto. E poi ci sono gli amici a darti forza, quelli di Europa Sporting Club e gli altri otto italiani che hanno fatto con me la gara
D - Che ruolo ha avuto Europa Sporting Club nella riuscita della tua impresa.
Un ruolo decisivo, davvero, non per piaggeria. Queste sono cose che da soli non si riesce a fare, serve una squadra: quella che corre con te durante la gara e quella che è al tuo fianco nella fase di preparazione. Quel manubrio adesso è nel quadro perché ho avuto accanto professionisti, amici e sportivi che mi hanno aiutato sotto molteplici aspetti: a potenziare la mia forza con l'ausilio delle macchine, a strutturare un allenamento completo e a 360° e a trovare una mia dieta, non maniacale, ma equilibrata. Vedi, chi non la frequenta forse non lo sa, ma Europa Sporting Club non è una semplice palestra. In genere uno pensa alle palestre come a un posto dove si va a fare un po' di moto, qualche peso e tanta aggregazione... In Europa Sporting Club è diverso. La gente che c'è qui ama davvero lo sport. Sudare, allenarsi, stare bene fanno davvero parte della loro filosofia. Poi di conseguenza conosci anche tanta gente, con cui condividi qualcosa di molto importante: una passione!
D - Prossimi obiettivi?
La mitica granfondo francese "Le Marmotte" e Il Triathlon dell'Elba,su distanza Ironman, con la squadra di Europa Sporting Club!