Roberta Cattina e le lacrime dell’emozione sulla Ramblas
Ci sono occasioni in cui le lacrime sono manifestazioni positive, di gioia, liberazione, soddisfazione e… forse anche un pizzico di incredulità perché non si credeva di essere in grado di portare a termine un’impresa simile.
È quello che è successo a Roberta Cattina (pettorale 3329 nella foto) alla fine della sua prima maratona, corsa a Barcellona “fuori programma”, nel senso che la tabella di marcia era quella di fermarsi al trentesimo chilometro perché il tutto doveva essere un allenamento in vista dei
42,195 km di Brescia. E invece…
Intanto lei ci tiene a specificare:
Sono certa di non meritare questo posto nella sezione I Magnifici di Europa Sporting Club, dove ci sono atleti professionisti veri. Io non sono una sportiva: fino a oltre quarant’anni non ho mai fatto nulla, anzi, sono sempre stata pigrissima… Quando poi i figli sono cresciuti e ho avuto più tempo ho scoperto questa passione. Ma nulla a che vedere con certi mostri sacri che ci sono in Europa Sporting Club.
Vai a spiegarle che questa sezione è dedicata sia ai “grandi”, sia a tutti coloro che atleti si sono riscoperti un po’ per caso e hanno portato a termine la loro impresa, perché una maratona in ogni caso lo è…
D – Cominciamo dall’inizio…
R – Un po’ per caso. Ho iniziato a frequentare Europa Sporting Club per tenermi in forma e ho preso l’abitudine, mantenuta per anni, di uscire a correre qui nei dintorni con un gruppo di persone. Uscite di 40-45 minuti, mai di più…
Poi nel
2007 mi sono cimentata in un paio di competizioni bresciane, dalla Vivicittà alla Strabrescia, che prevedevano percorsi da 10-
12 km e ho scoperto che mi piaceva. Così la domenica mattina, complice anche mio marito che è stato coinvolto, ho iniziato a prendere parte al circuito di gare amatoriali.
D – Dai 10 agli oltre
42 km il passo non è così breve…
R – No, ma a questo punto mi sono incuriosita e ho chiesto consiglio in Europa Sporting Club. Il mio obiettivo era la mezza maratona, loro mi hanno detto che era alla mia portata e ho cominciato ad allungare i miei allenamenti.
La mia prima
21 km è stata quella di Brescia, nel settembre 2007… Un’emozione enorme! Per me è stato come portare a termine una maratona… Da lì quest’ultimo obiettivo non l’ho visto più così lontano, almeno nei miei sogni.
D – E come ci sei arrivata?
R – Ho chiesto aiuto a un preparatore atletico, che oltre a darmi le nozioni tecniche, mi ha dato la giusta spinta morale. Sono iniziati gli allenamenti tre volte a settimana, più la domenica.
Il debutto doveva essere a Brescia nel 2008, ma poi… Ho partecipato alla maratona di Barcellona come allenamento, con l’input di fermarmi al trentesimo km…
D – E invece…
R – La “colpa”, in senso buono e di carica emotiva, è stata dei ragazzi di Europa Sporting Club. Sono stati loro a dirmi che fatto 30… in questo caso potevo fare anche 42… E così è stato. Siamo partite in un gruppo di amiche e, all’inizio, è stata quasi una passeggiata. Si andava piano, si chiacchierava e si ammirava Barcellona, che io non avevo mai visto. Poi tra il ventesimo e il venticinquesimo km loro hanno abbandonato e lì è iniziata la gara vera, anche con me stessa…
D – Quali sono i pensieri in quei momenti?
R – La paura di non farcela. Qui in Europa Sporting Club mi avevano avvertito che arriva un momento difficilissimo e che soprattutto gli ultimi km o li fai con la testa o non ce la fai… è verissimo. Dal trentesimo km in poi ho cominciato a sentire i dolori alle gambe e mi demotivava il fatto di vedere gente che lasciava o addirittura stava male… Per resistere ho iniziato a darmi piccoli step: il punto ristoro, la fine di una strada… Poi arrivata a 38 non potevo più mollare solo perché mancava così poco. E poi Las Ramblas… la gente che incitava è stata la cosa che mi ha permesso di arrivare al traguardo, dove mi sono sciolta in un pianto di gioia, commozione e soddisfazione che ricordo ancora con emozione.
D – Tempo?
R – 4 ore e 14 minuti… ma non era un fatto di tempo, ma di essere arrivata. I risultati sono arrivati più che altro dopo. A Firenze sempre nel 2008, con 3 ore e 50 minuti, e a Venezia (3 ore e 44).
Ma non ho più sentito quell’emozione così intensa e indescrivibile che ho provato a Barcellona…