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Lorenzo Amore, il “trattore” del Monte Bianco

L’immagine del trattore viene proprio da lui, mentre cerca di spiegare la sua filosofia di fare sport, anche estremi e ad alti livelli, mantenendo sempre la giusta calma. E viene da credere che per macinare 166 chilometri in due giorni, corteggiando il Monte Bianco, la calma, sommata alla perseveranza e allo spirito di sacrificio, sia davvero necessaria.

Sebbene alle Piscine di Viale Piave di Europa Sporting Club, Lorenzo Amore, 36 anni, sia da anni più che altro un pesce, in quanto istruttore di nuoto, acquagym, hydrobike, la sua vera passione è da sempre la montagna e… fare il trattore.

Saranno le origini camune del ragazzo di Boario Terme trapiantato a Torbole Casaglia, fatto sta che per Lorenzo passare ore e ore a camminare in montagna, più che difficile è un bisogno, uno sfogo, un momento di grande rilassamento.

Così, nell’agosto 2008, ha scelto di cimentarsi nel The North Face Ultra Trail del Monte Bianco: 166 km di corsa/camminata, con 9.600 metri di dislivello positivo (il totale delle salite da fare). Tradotto, significa correre fino a superare la vetta dell’Everest… e il tutto in meno di 46 ore (il tempo massimo). E Lorenzo ne ha impiegate 39.

“Premetto che i più forti l’hanno corsa tutta, io solo nelle zone in piano e in discesa e in salita ho camminato”, precisa l’atleta, come se la cosa dovesse diminuire la sua prestazione, che gli è valsa il 500esimo posto rispetto ai 2.500 corridori alla partenza. Con una precisazione: solo 1200 sono arrivati, gli altri o si sono ritirati o sono usciti dal tempo massimo.

Nonostante tutto per lui sembra la cosa più naturale del mondo: “Ho sempre amato la montagna. A 10 anni facevo già lunghissime passeggiare in Valcamonica... Per me è sempre stata un elemento irrinunciabile. Addirittura, quando conobbi mia moglie, ricordo che mi disse: ‘Voi camuni siete drogati! C’è chi si droga chimicamente e chi con la natura. Voi appartenete a quest’ultima categoria.

Poi – continua il suo racconto Lorenzo – quando sono venuto a vivere in città a 20 anni ero un po’ perso e non sapendo come sfogare tutte le energie in eccesso, perché io ho bisogno di fare sport, ho iniziato a correre in Maddalena”.

Fino a qualche anno fa e all’incontro con  un amico. Un po’ per caso, un po’ per gioco, i due si spingono a vicenda ad avvicinarsi al mondo di queste corse estreme in montagna e si sfidano, nell’agosto 2007, nella mezza del Trail del Monte Bianco (ovvero la versione ridotta del The North Face Ultra Trail).

D - Ma per arrivare a una gara del genere, in mezzo cosa c’è?

“Alcune gare intermedie, come il Trofeo Ravasio dell’Adamello, le mie montagne, con i suoi 70 chilometri da percorrere in due giorni. E poi tante uscite, gli allenamenti in notturna in cui si parte nel tardo pomeriggio e si cammina fino alla mattina per abituare il tuo corpo che la notte invece di dormire può anche camminare…”


D - Tanti sacrifici, insomma?
“Sì, ovviamente i sacrifici non mancano. Ma niente tabelle rigide di allenamento, diete ferree… io sono l’antitabella per eccellenza. La disciplina ci vuole, ma per me non può diventare un’ossessione e far perdere il piacere di quello che sto facendo. Perché ad alcuni sembrerà strano, ma se ho fatto l’Ultra del Monte Bianco è perché mi diverto”, ride Lorenzo.


D - Raccontaci la gara, i pensieri che ti hanno accompagnato in quei lunghi 166 chilometri…

“È difficile. Si tratta di tante emozioni. Da quella di essere lì, tra i 2.500 atleti alla partenza, alla paura di non riuscire a rispettare i cancelletti – ovvero i tempi delle tappe intermedie -. I pensieri erano per lo spettacolo che avevo sempre alla mia sinistra, l’imponente e maestoso massiccio del Monte Bianco. La mia attenzione era rivolta anche a fotografare quello che vedevo, per non perdermi nulla.

E poi… il pensiero di mia moglie. Lei sì, che ha dovuto fare tanti sacrifici, sia in fase di allenamento, sia quando ha voluto accompagnarmi in quest’impresa”.


D - E ce l’hai fatta!

“Sì, anche se all’inizio non è stato facile. In molti, anche colleghi di Europa Sporting Club, mi avevano detto di partire piano e di non farmi trascinare dal gruppo. Invece, preso dalla foga e dal timore dei cancelletti, senza rendermene quasi conto, sono partito fin troppo lanciato e ai primi 8 chilometri già accusavo dei crampi. Nel cominciare la salita le cose sono andate meglio, ma sta di fatto che la prima notte non ho dormito praticamente nulla e sono arrivato a Courmajeur, praticamente a metà gara, in 14 ore. Da lì ho tirato fuori la mia tradizionale calma, mi sono riposato e ristorato per oltre due ore e poi sono ripartito, più consapevole e pronto a godermi la seconda metà del tragitto”-


D - È stata una grande sfida contro te stesso!

“No, non direi. So che per molti è così. Non per me. Io lo faccio proprio perché mi piace la montagna e mi piace camminare. Non parlerei di sfida, semmai di curiosità. Senz’altro comunque una grande soddisfazione”.


D - Dopo l’Ultra del Monte Bianco non hai più fatto nulla.

“In realtà sì, ho provato a cimentarmi nell’Ironman dell’Elba nel 2009. Praticamente noi di Europa Sporting Club eravamo una delegazione, tra atleti e sostenitori, di oltre una ventina di persone.

Ma confesso che la bici e soprattutto la rincorsa al tempo non fanno per me. I ragazzi che sono venuti a fare il tifo, quando sono andato a cambiarmi, finita la sessione di nuoto, per poi partire in bici, si sono tutti chiesti dov’ero finito e quanto ci mettevo… Ma io ho bisogno dei miei tempi e della mia tranquillità. Questo non significa che magari riproverò un Ironman, ma non ora”.


D - Perché ora? Cosa c’è in ballo?

“Voglio correre l’Abbots Trail, 125 chilometri circa da Pontremoli a Bobbio, il 1° e 2 maggio”.

Sono altre montagne che chiamano, sicuramente meno difficili, ma non per questo meno affascinanti e chissà che anche ad esse Lorenzo dedichi un tatuaggio, come quello che sulla sua gamba riproduce il simpatico omino stilizzato in corsa del The North Face Ultra Trail del Monte Bianco, con la scritta
Never Give Up – Non arrendersi mai.


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